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Craco, la città fantasma.


La gente lucana la chiama Craco Vero.

A Craco Vero non ci sono bar, cinema, ristoranti.

Non c’e’ vita.

Non ci sono nemmeno persone.

Eppure ti resta nel cuore.

Craco è un tuffo nel passato, perchè, come dice Rocco Papaleo, "Craco non ha retto la modernità, anche se a noi piace pensare che l’ha rifiutata” .


"Craco non ha retto la modernità, anche se a noi piace pensare che l’ha rifiutata”


È una meta che è nei miei desideri da quando ero bambina e ascoltavo i ‘grandi’ raccontare del triste abbandono di questa terra, dell’esodo dei suoi cittadini, del paese fantasma. Non basta questo però a spiegarmi questa attrazione verso Craco Vero. Sento che questa specie di pellegrinaggio personale, può farmi riconciliare con questa terra, che tempo fa abbandonai anch’io “per motivi di studio”, aggiungendo il mio nome a quelli che come me e prima di me hanno scelto il rifiuto e la fuga come prima soluzione.

Percorro la strada che da Roccanova, il mio paese natale, porta a san Brancato per poi imboccare la statale SS598 in direzione Stigliano, proseguo per la SS103 che mi porterà fino a Craco.

E mentre guido ed osservo il paesaggio che scivola via intorno a me, le immagini del mio presente si sovrappongono a quelle plasmate da Carlo Levi nel suo “Cristo si e’ fermato ad Eboli”.

Proprio lui, esule, in terra di esuli, sicuramente trovo’ questa terra non molto diversa da ora: "argilla bianca senz’alberi e senz’erba, scavata dalle acque, di aspetto maligno, come un paesaggio lunare..." Cosi’ la descrive, e come doveva essere forte la nostalgia della sua terra piemontese, da cui fu strappato con la forza, sicuramente piu’ verde, certamente piu’ accogliente.

L’aspetto desertico e desolato rende questi luoghi inospitali. Carlo Levi, nella sua sensibilita’ di medico e di scrittore, afferra e capisce quest’aspra bellezza, ricca di fascino, dei precipizi di argilla bianca, su cui le case stavano come librate nell'aria.

Ed ecco che, in perfetta sincronia con le parole dello scrittore piemontese che amo’ la mia terra, in cima ad una roccia sulla quale svetta la torre dell’antica fortezza, appare Craco, Craco Vero.


..."argilla bianca senz’alberi e senz’erba, scavata dalle acque, di aspetto maligno, come un paesaggio lunare..."

Abbandonato nel paesaggio lunare dei calanchi, in cui sembra innalzarsi e fluttuare, si presenta come un’immagine suggestiva, e l’emozione è forte: Craco, sospeso e aggrappato a una cresta rocciosa, come tanti altri paesi lucani, “caparbiamente piantati sugli aspri monti a sfidare l’urto rabbioso del vento”, come ebbe modo di dire il nostro poeta Giulio Stolfi.

Ai lati della strada, l’unico tocco di colore sono le piante di fichi d’india ed i loro frutti.

E il cielo, blu infinito. Le pareti di roccia scoscese avvolgono il paese e rendono questo luogo straordinario.


Nel parcheggio sottostante una guardia mi racconta la storia di Craco: nel 1963, il paese, che allora contava 2000 abitanti, fu colpito da un movimento franoso che costrinse gli abitanti ad abbandonarlo e a spostarsi a valle, costruendo la moderna ed anonima località di Craco Peschiera.


Da allora, Craco Vero è rimasta intatta: la frana ha immortalato il paese come era cinquanta anni fa. Ad abitarlo rimangono solo piante selvatiche che nascono qua e là e s’arrampicano fino ai tetti, e qualche animale inselvatichito.

È una splendida e calda giornata di Giugno ma il silenzio, ingombrante, e lo scenario di tristezza e desolazione mi provocano i brividi: l’unicità del luogo, i colori e i profumi intensi mi avvolgono, Craco, la città fantasma respira.

...Craco, la città fantasma respira...

Comincio a percorrere la strada che dal parcheggio conduce verso il paese: le viuzze strette e i gradini ripidi e sconnessi conducono a case in pietra, dai balconi ornati da antiche ringhiere di ferro, che si stagliano contro un cielo blu. Le finestre dai battenti ormai inesistenti, hanno un aspetto minaccioso: sembrano occhi che sfidano il tempo e l’incuria dell’uomo delle sue origini.

Eppure le porte spalancate consentono di affacciarsi all’interno delle case rimaste intatte, e cio’ che trasmettono non e’ per niente malvagio: donne intente a cucinare mentre attendono l’arrivo del marito, le chiacchiere in dialetto delle nonne vestite di nero sedute davanti agli usci a lavorare all’uncinetto.

Dalla piccola piazza che interrompe questo groviglio di case, emergono immagini della vita che un tempo pulsava in questo luogo, bambini che scorrazzano e giocano per le strade, i contadini che rientrano dalle campagne con le zappe sulle spalle e gli asini carichi dopo una giornata di lavoro, le processioni del Santo Patrono, le donne intente a scambiarsi pettegolezzi di paese...

Le finestre dagli scuri cadenti, gli intonaci scrostati, i muri caduti: Craco sembra una foto in bianco e nero: di quelle che mia nonna aveva sulla credenza, dai toni e dai tratti struggenti.

Continuo a percorrere le stradine, a salire gradinate: alla fine pero’ i cartelli di divieto a causa del rischio crollo mi impediscono di avventurarmi oltre. Contemplo da lontano i resti dei palazzi Maronna, Grossi e Carbone che imponenti spiccano tra le case diroccate e le macerie.


...Craco sembra una foto in bianco e nero: di quelle che mia nonna aveva sulla credenza, dai toni e dai tratti struggenti...


Sollevando lo sguardo appare la torre dell’antica fortezza che si eleva fiera contro un cielo intenso e trasparente.

L'ultimo saluto di Craco, Craco vero.


Craco e i suoi paesaggi sono stati lo scenario ideale per numerosi film, come "La Lupa " di Alberto Lattuada, "Cristo si è fermato ad Eboli" di Francesco Rosi con Gian Maria Volontè, "King David" di Bruce Beresford con Richard Gere, "Il sole anche di notte" dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani, "The Passion" di Mel Gibson e "Nativity" di Catherine Hardwicke, per citarne solo alcuni.


Craco è un piccolo borgo in provincia di Matera, da cui dista solo 57 km. Nei dintorni sono state rinvenute tombe risalenti al VIII a.C.

Anticamente conosciuta con il nome di Graculum, fu prima colonia greca, poi insediamento bizantino da parte di monaci italo-greci che iniziarono a sviluppare l'agricoltura.

Il nome Cracum viene documentato per la prima volta nel 1060: successivamente si trasformò in feudo e fu assegnato a diverse casate nobiliari. Nel 1276 divenne Sede Universitaria.

Il Castello risale al XIII secolo. Nei secoli che seguirono il paese si espande intorno a grandi palazzi nobili:

  • Palazzo Maronna, vicino alla torre che sovrasta il paese e riconoscibile grazie a un grande balcone terrazzato;

  • Palazzo Grossi, nei pressi della Chiesa Madre, conserva ancora ringhiere in ferro battuto;

  • Palazzo Carbone, della fine del '400;

  • Palazzo Simonetti.

La fortuna del paese si deve alla sua posizione strategica tra le valli fluviali del Cavone e dell'Agri, un tempo navigabili: la torre di Craco costituiva infatti un punto di avvistamento per il controllo dell'intera zona.

Nel 1799 la popolazione aderisce agli ideali repubblicani. Con una sommossa contro il potere dei nobili feudatari, i contadini di Craco tentatorono di occupare le terre comunali ed ecclesiastiche, senza riuscirci. Successivamente Craco visse anche i tempi del brigantaggio.

La storia di Craco termina nel 1963 quando, colpito da una frana, il paese viene completamente evacuato e la popolazione si trasferisce a valle, in località Craco Peschiera.

Appena fuori dal paese è in fase di restauro il convento dei minori osservanti intitolato a San Pietro Apostolo.

Maddalena Allegretti è nata e vissuta in un paesino della Basilicata in provincia di Potenza, Roccanova.

Dopo gli studi presso l'Università di Pisa, ha viaggiato e lavorato in giro per il mondo, e adesso si trova a Los Angeles (California - USA).

Durante questi anni di "esilio" volontario, ha maturato una nuova coscienza e nostalgia verso la sua terra, che le ha permesso di riscoprire i luoghi della sua infanzia e quelli dei racconti dei suoi amici e parenti, anticipando in questo modo la "moda" odierna che ha portato alla ribalta città, paesi, cucina e tradizioni della Lucania, piccola e maltratta regione italiana di una bellezza mozzafiato.




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